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La scatola magica

              

C'era una volta un bel principe, giovane e ricchissimo: in uno splendido palazzo, cinto d'acque e giardini, abitava assieme al re, alla regina e alla sua sposa. Tutto faceva supporre che questo principe fosse felice, che cosa gli mancava, infatti? poteva avere tutto quello che si può desiderare, invece non riusciva neppure a sorridere e andava dicendo a tutti di essere l'uomo più infelice della terra, incapace di realizzarsi, di compiere qualche cosa di veramente grande.

Il re e la regina avevano consultato maghi e medici, streghe e fate, ma senza risultato. Neppure il matrimonio aveva mutato la situazione, anzi il principe pareva ancor più triste e scontento; tutti prima o poi facevano le spese del suo malumore e la sua sposa non sapeva darsene pace.

Una notte il principe fece un sogno strano: si vide in un villaggio poverissimo e squallido, in mezzo a tanta gente tutta seria e crucciata come lui, quando comparve una vecchietta arzilla e vivace, ridente e piena di voglia di vivere. Qualcuno le chiedeva: "Sembri perfino felice, come fai ad esserlo in un posto come questo?". E la vecchina: "Questo è il mondo, ma io ho un rimedio efficace, un vero tesoro. Vedi questa scatola?" e proprio mentre la stava aprendo, il principe si trovò sveglio nel suo letto.

Aveva quasi dimenticato il sogno quando l'indomani, passeggiando al limite del bosco, vide avanzare una vecchietta. Veniva proprio verso di lui e teneva in mano qualche cosa. "So che tu sei il principe infelice" gli disse. "Vedi questa scatola? E' il segreto della tua vita e voglio fartene dono. Si aprirà tutte le sere e ti dirà se anche tu hai trovato il tuo tesoro". Prima che il principe potesse ribattere parola, la vecchietta scomparve ed egli si trovò lì, in mezzo al sentiero, con in mano una scatola in tutto simile a quella del sogno, anzi più bella, più ricca, adorna d'intarsi in avorio, smalti, pietre preziose. Combattuto tra curiosità e indifferenza, quella sera il principe si avvicinò alla scatola e fu con vero stupore che la vide aprirsi e investirlo di un getto di fumo denso e nero.

                                    

"Non posso dire di aver trovato un tesoro", pensò e quando finalmente riacquistò l'uso della vista, si accorse che la scatola si era arricchita di altri fregi.

L'indomani il principe fu particolarmente scontroso e irascibile: fece volare il vassoio al valletto che aveva dimenticato di dargli il buongiorno, fece frustare il maniscalco che non aveva provveduto puntualmente al cavallo, allontanò in malo modo la sposa che si preoccupava del suo abbigliamento per il torneo, invitandola a rimanere nelle sue stanze. Quando a sera si avvicinò alla scatola la trovò bellissima, ma il getto di fumo nero fu tanto copioso e violento che il principe si coricò senza aver recuperato la vista.

Il mattino seguente, ancora fuori di sé per la disavventura, inforcò il cavallo e si diede al galoppo sfrenato attraverso il parco e poi, saltata la siepe, via al gran velocità attraverso campi e boschi.. L'ira sembrava comunicata alla bestia che correva quasi impazzita senza tregua. Lentamente il principe e il cavallo sembrarono calmarsi e, quando si fermarono, si trovarono in prossimità di un villaggio. Lì il fiume rallentava in un'ampia pigra curva, accompagnata da alti alberi e prati fioriti. Il principe si chiese dove mai fosse giunto, non gli sembrava di conoscere il luogo e decise di rimanere: un breve riposo gli avrebbe certo giovato. L'aria dolce, le voci della natura lo cullarono facendolo addormentare. Fu destato bruscamente da un grido: il primo impulso fu quello di chiamare la guardia per punire chi lo disturbava, poi ricordò di essere solo, lontano dal castello. Tese l'orecchio, udì rumori confusi e poi ancora un grido. Decise di vedere da dove provenisse e gli ci volle poco per capire che la voce veniva dal fiume. Guardò tra le piante e vide un fanciullo trascinato dalla corrente che tentava di aggrapparsi a dei rami. Dai movimenti scomposti si capiva che era in difficoltà: la presa spesso gli sfuggiva e non avrebbe resistito a lungo. Il principe ebbe solo un attimo di esitazione: chiamò il cavallo, lo legò ad una corda passandola attorno ad un albero, legò l'altro capo alla propria vita e si tuffò nuotando verso il fanciullo. Riuscì ad afferrarlo e tornò a riva tirato dal cavallo. Il fanciullo era sfinito ma salvo e il principe lo poté accompagnare fino al villaggio, felice della gioia di quella famiglia riunita, che solo il giorno prima non avrebbe degnato di uno sguardo.

Quella sera, quando il principe si avvicinò alla scatola, questa gli apparve impoverita, sembrava che avesse perso quei bei fregi preziosi, ma quando si aprì, al posto del fumo nero lasciò intravedere un raggio di sole.

               

Il principe stava contemplando stupito, quando nella stanza entrò la madre; egli si girò indispettito verso di lei e le intimò con parole dure di andarsene e di lasciarlo in pace. Si volse verso la scatola e con grande meraviglia si accorse che aveva riacquistato tutte le sue gemme e che emetteva il solito bruciante fumo nero.

Finalmente il principe capì: la scatola era davvero il segreto della sua vita, in apparenza tanto bella e ricca, in sostanza vuota e inutile; a prima vista piena di possibilità, mentre in realtà, cercando chissà che cosa, le sue possibilità lui le mandava puntualmente in fumo. Una piccola, facile azione generosa, quasi casuale, gli aveva aperto un barlume di speranza: sarebbe adesso riuscito a ritrovare quella luce? Ripensò al sogno, a quanti come lui non riuscivano a vedere un tesoro in ciò che la vita pone accanto: chissà quanti potevano incontrare una vecchina con una scatola d'oro piena di fumo nero!   (gg)